"Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse."
Isaia 9, 1-6
Educare ad una pace disarmata e disarmante. Sul senso di questa frase ha preso il via la Marcia della pace a Camposampiero, organizzata dalla diocesi di Treviso.
Una concreta presa di posizione per far sentire che la pace esiste, ma non ovunque si vive.
Dopo due giorni di pioggia, il cielo sopra Camposampiero ci ha regalato delle condizioni meteo totalmente favorevoli per lo svolgimento dell’evento.
Durante la marcia abbiamo avuto l'opportunità di ascoltare varie testimonianze, come un immigrato dall'Afghanistan che ha raccontato come si è integrato nel nuovo paese e il "viaggio" che ha affrontato per sentirsi parte della popolazione. Davanti alla Santuario del Noce, Padre Nando ha raccontato come Sant'Antonio si sarebbe posto di fronte a questi conflitti: agendo senza paura di essere (testuali parole) "lapidato mediaticamente" o ignorato perché discordante dall'opinione comune.
Una toccante testimonianza è arrivata dai capi clan del Camposampiero, che nell’ultimo periodo sono rimasti in contatto con il gruppo Scout di Taybeh, una cittadina della Palestina, che da due anni è sotto attacco dall’esercito Israeliano. Durante la testimonianza è stata letta la lettera da parte del referente del gruppo, facendo emergere aspetti della libertà a noi scontate, ma a loro impossibili.
Questo evento ha dato la possibilità a tutti noi di immergerci, guardare, percepire con i nostri occhi il valore di una comunità che chiede la pace, anche se nel nostro piccolo. Ma come disse Maria Teresa di Calcutta: “Quello che facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma l’oceano senza quella goccia sarebbe più piccolo”.
Inizio della marcia
Il corteo lungo le strade di Camposampiero